Molte aziende vivono con l’ossessione della “ricerca”. Spendono tempo, budget ed energie per selezionare i migliori professionisti sul mercato, convinte che firmare il mandato di agenzia sia il traguardo finale. La realtà, purtroppo, è ben diversa: trovare l’agente giusto è solo il primo passo; il vero posizionamento di successo avviene durante la fase di inserimento (onboarding).
Troppo spesso, i nuovi inserimenti si trasformano in un flop commerciale non per mancanza di talento del venditore, ma per una gestione approssimativa da parte dell’azienda. Con la consulenza di Emanuele Conte, esperto in comunicazione e reti commerciali, la redazione di TrovareAgenti.it ha analizzato gli errori più comuni che le aziende commettono quando integrano un nuovo agente nella propria forza vendita.
Gli errori più comuni nell’inserimento degli agenti
1. La trappola del “È un professionista, sa già cosa fare”
È l’errore più frequente e, ironicamente, il più dannoso. Si tende a confondere l’autonomia dell’agente di commercio con l’onniscienza.
“L’agente conoscerà anche il mercato e i clienti della sua zona, ma non conosce la tua azienda,” spiega Emanuele Conte. “Non sa quali sono i tuoi reali punti di forza rispetto ai concorrenti, come funzionano i tuoi processi interni o come utilizzare il tuo software gestionale.”
Lasciare il nuovo arrivato a cataloghi spiegati sulla scrivania, pretendendo che “inizi a vendere” dal giorno dopo, significa condannarlo a girare a vuoto. La mancanza di formazione e affiancamento iniziale è la prima causa di abbandono precoce del mandato.
2. L’effetto “Isolamento” (L’agente visto come corpo estraneo)
Molte reti commerciali commettono l’errore di considerare l’agente plurimandatario o monomandatario come un semplice “fornitore di ordini” esterno, anziché come un membro strategico del team.
Se l’agente non viene coinvolto nelle dinamiche aziendali, non conosce i colleghi del customer service o della logistica e non respira la cultura d’impresa, si sentirà isolato. Un venditore che si sente un numero tenderà a dare priorità ai mandati delle aziende che, al contrario, lo fanno sentire parte di un progetto.
3. Aspettative irrealistiche e mancanza di un “Patto di Avviamento”
Pretendere risultati immediati (il famoso “fatturato subito”) in zone complesse o su prodotti ad alto valore tecnologico è un’illusione. Spesso manca un piano di inserimento graduale a medio termine. Un buon inserimento prevede obiettivi chiari e misurabili per i primi 3-6 mesi, che non riguardino solo il fatturato, ma anche il numero di visite effettuate, i feedback raccolti e la conoscenza del catalogo.
La check-list per un onboarding di successo
Per evitare questi passi falsi, ogni azienda dovrebbe strutturare un vero e proprio protocollo di inserimento. Ecco i pilastri fondamentali suggeriti dal nostro esperto:
| Fase | Attività Chiave | Obiettivo |
| Settimana 1: Allineamento | Formazione intensiva sul prodotto, analisi dei competitor e utilizzo del CRM aziendale. | Trasmettere il Know-How e il posizionamento del brand. |
| Settimana 2: Affiancamento | Uscite sul campo con il Sales Manager o un agente senior. | Mostrare la trattativa ideale “nel mondo reale”. |
| Mese 1: Feedback continuo | Riunioni di debriefing settimanali per correggere il tiro e rispondere ai dubbi. | Non far sentire l’agente abbandonato a se stesso. |
Il consiglio dell’esperto
“Inserire un agente significa investire sul suo successo aziendale,” conclude Emanuele Conte. “Il tempo dedicato ad affiancarlo e a integrarlo nei flussi aziendali non è tempo tolto alla vendita, ma è il modo più sicuro per moltiplicare i risultati futuri. Se volete che un agente sposi la vostra causa, dovete dargli gli strumenti per farlo al meglio.”
Cercare e trovare agenti di commercio qualificati è fondamentale (e noi di TrovareAgenti.it ne sappiamo qualcosa), ma il vero vantaggio competitivo si costruisce il giorno dopo la firma del contratto.
A cura della redazione di TrovareAgenti.it
Con la consulenza di Emanuele Conte (Esperto in comunicazione e reti commerciali)
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